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Recensione opera lirica Luisa Mille di Giuseppe Verdi al Teatro Comunale di Bologna

Maria Cristina Chiaffoni, 20/06/2022

In breve:
Bologna - Recensione dell'opera lirica Luisa Miller di Giuseppe Verdi in scena al Teatro Comunale di Bologna.


Quando si esce commossi e soddisfatti dal Teatro è una sensazione davvero bella: e questo è quello che ho provato alla fine della recita di Luisa Miller dell'8 giugno.

Il teatro era pieno, brulicante di vita e pubblico felice di esserci e di riempirlo, così come i giovani che affollano la movida nelle vie adiacenti al teatro felsineo.

In palcoscenico abbiamo apprezzato una compagnia di canto eccellente, sul cartellone è la seconda, ma merita il primo posto!

Le briglie dello spettacolo sono ben salde in pugno al direttore d'orchestra Daniel Oren che, con estrema aderenza al volere del genio verdiano, scolpisce un'esecuzione dalla passione bruciante, percossa da fremiti armonici e da pianissimi lunari, vivendo e cantando sul podio in toto la partitura verdiana assieme ai cantanti. E' molto interessante seguire il suo gesto che sottolinea ogni momento ed ogni inciso, tirando fuori il meglio da ogni voce o strumento. Già dalla Sinfonia, eseguita con foga e languida bellezza, si percepisce che il Maestro israeliano vive di e per la musica.

E' ben assecondato da un'Orchestra del Teatro Comunale in gran forma, dal suono sontuoso e compatto, con importanti e ben eseguiti momenti solistici delle prime parti.

In scena c'era una straordinaria protagonista che, a mio avviso godrà di gran carriera e successo, il soprano Marta Torbidoni, dotata di bella, calda e sontuosa voce che sa usare perfettamente e piegare a pianissimi perlacei o lanciare in acuti folgoranti, ottimamente girati e rotondi anche se estremi, capace di affascinare con un uso sapiente del fraseggio. L'interprete commuove e cattura l'attenzione del pubblico con sincera e contenuta dolcezza, propria della parte, senza strafare o uscire dalle righe. Come si dice? Sentiremo parlare di lei e molto presto!

Suo ottimo e degno patner il tenore Giuseppe Gipali, un Rodolfo dalla vigorosa e raggiante voce tenorile, con acuti proiettati ottimamente che riempiono la sala del teatro e splendide mezzevoci, usate soprattutto nella famosa aria “Quando le sere al placido”, che commuovono gli spettatori. Il tutto è condito da una perfetta musicalità e prestanza scenica, nonostante il costume da carcerato, poco adatto al figlio di un Conte, seppur in incognito.

Il baritono coreano Leon Kim è un Miller dalla morbida e duttile voce brunita, ben condotta e ben guidata nel gestire le molteplici emozioni di questo sfortunato padre, e colpisce per la sua forza espressiva, forse eccessiva in alcuni momenti, ma sempre da preferire ad altri interpreti più algidi.

L'altro padre, completamente diverso nella sua superbia dal Miller, il”cattivo” della situazione, il tenebroso conte di Walter era Abramo Rosalen, che ha reso con eccellente maestria, supportata da ottima musicalità, il complesso carattere del personaggio. Elegante, mirabilmente dosato nella gestualità e dalla voce brunita, molto interessante e tecnicamente perfetta, ha in pieno reso onore al conte omicida.

Bellissima nel suo vestito da gran sera, anche quando si trattava di andare a caccia, un fisico da mannequin con una bella, bronzea e sicura voce da mezzosoprano, è stata Sofia Koberidze che ha incantato la platea nella parte di Federica, inanellando con una cascata di perlacee note la cadenza nel duetto con il tenore. Ha, inoltre, ben sostenuto il temibile quartetto a cappella del secondo atto con il soprano ed i due bassi.

Un "bravo" supplementare a tutti loro perché era perfettamente intonato.

Altro cattivo affascinante è stato il basso Gabriele Sagona, un Wurm incisivo, ferrigno e ben delineato musicalmente e scenicamente dall'artista.

In un cast così ben assortito si sono rivelate ottime anche le parti cosiddette di fianco la Laura di Veta Pilipenko (mirabile il suo acuto in pianissimo sul coro all'inizio dell'ultima scena!) ed il Contadino dalla sicura voce tenorile di Haruo Kawakami.

Il Coro del Teatro Comunale, guidato dal maestro Gea Garatti Ansini, ha donato momenti di forte suggestione con un bellissimo suono unico ed avvolgente.

La parte visiva non è stata all'altezza della parte musicale. Regia, scene costumi e luci erano a cura di Marionanni, molto approssimativa ed inconcludente con spunti di discussione inespressi, a cominciare dai costumi, come già accennato, non aderenti alla situazione.

Trovo indovinate solo le luci: taglienti e ben delineate.

Tutto questo non ha comunque scalfito l'entusiasmo giusto e caloroso del pubblico che ha richiamato più volte i talentuosi artisti alla ribalta.

 
 
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