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Recensione opera lirica La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi al Maggio Musicale Fiorentino

William Fratti, 29/05/2018

In breve:
Firenze, 25 maggio 2018 - Recensione dell'opera lirica La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi in scena al Maggio Musicale Fiorentino il 25 maggio 2018.


L'unica opera scritta da Giuseppe Verdi a favore della causa risorgimentale torna sul palcoscenico del Maggio dopo quasi sessant'anni, pertanto l'attesa e le aspettative sono piuttosto alte.

Purtroppo già dalla sinfonia la direzione di Renato Palumbo appare un poco priva del carattere dinamico degli anni di galera, dunque spesso risulta monotono. Non v'è dubbio che in alcune pagine il bravo Maestro ricerchi il cesello, ma in una tragedia lirica come questa un eccessivo approfondimento di finezze rischia di far ottenere risultati opposti, ovvero una certa gentilezza musicale ove invero ci si aspetterebbe maggiormente una vivacità più ribelle e battagliera.

Giuseppe Gipali è il tenore corretto di sempre e il suo Arrigo fa ciò che deve in termini di belcanto, dall'intonazione al fraseggio, dall'uso della parola allo squillo pulito, purtroppo senza mai spiccare, rendendo una prova apprezzabile.

Meno riuscita è la Lida di Vittoria Yeo, dalla quale si attendevano prodezze. Sfortunatamente la soprano è spesso calante, manca di colori e fraseggi risultando piatta, qualche acuto è gracidino, probabilmente non è in piena forma e ci si augura di riudirla in performance migliori, come già in precedenza.

Buona la prova di Giuseppe Altomare nei panni di Rolando, pur non brillando di una particolare luminosità vocale, mentre il fraseggio è molto ben impostato, di ottima eloquenza.

La voce da Grande Inquisitore di Marco Spotti è quasi sprecata per la breve parte, seppur fondamentale, di Federico Babarossa e il finale secondo, con “Il destino d'Italia son io!” è indiscutibilmente la parte meglio riuscita di tutta l'esecuzione.
Sufficienti le parti di contorno, capitanate dalla Imelda di Giada Frasconi e il Marcovaldo di Min Kim, con il Primo Console di Egidio Massimo Naccarato, il Secondo Console di Nicolò Ayroldi, il Podestà di Adriano Gramigni, lo scudiero e araldo di Rim Park.

Adeguata la prova del Coro del Maggio Musicale Fiorentino preparato da Lorenzo Fratini.

Lo spettacolo di Marco Tullio Giordana, con scene e luci di Gianni Carluccio e costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, ne ha del già visto e del polveroso, ma soprattutto si percepisce una certa noia scaturita da un lavoro di regia pressoché inesistente. Le masse sono quasi sempre solo piazzate, i solisti sono spesso immobili, le controscene sono inesistenti, l'attrezzeria è molto più che minimalista, ingressi e uscite non sempre seguono la musica lasciando il vuoto in scena diverse volte.

L'apertura del sipario avviene sulla mappa storica della Milano assediata da Federico I nel 1158, ma per gran parte dell'introduzione musicale nessuno entra in scena.

Il coro vestito nelle tonalità del bianco, le luci e gli sfondi si amalgamano in un unicum senza spessore e senza profondità. Fin dal principio, come poi in tutto il resto dello spettacolo, è evidente che le indicazioni del libretto non sono seguite, contrariamente a quanto dichiarato da Giordana nelle note di regia.

Durante tutta la rappresentazione gli spazi non sono mai definiti nella loro tridimensionalità, archi poggiati su pilastri sospesi, alberi volanti, colonne e veroni immaginari, mancanza di oggetti in scena, nessuna interazione con lo spazio, nessuna percezione del Genuis loci, del dove, interni o esterni. Lo spazio non si articola e gli attori sono costretti ad una staticità sconcertante.

l luogo rappresentato mediante i mattoni è l'unico ambiente dove di svolgono le scene; le luci non sono molto incisive, non creano tagli evidenti e sono quasi sempre soffuse; gli abiti sempre monocromatici non danno sufficiente risalto ai personaggi principali che si schiacciano sul coro e ne diventano parte; mentre il coro a sua volta diventa parte della scenografia.

Un'occasione persa, che comunque piace al pubblico che applaude calorosamente tutti gli interpreti.

 
 
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